In evidenza a Settembre 2026 VERBENA – AZZERUOLI – CORNIOLE

In evidenza a Settembre 2026 VERBENA – AZZERUOLI – CORNIOLE

🌿Riflessi della Festa delle Erbe 2026

Ben ritrovati a tutti! Apriamo questo appuntamento con un bilancio della Festa delle Erbe del 30 agosto a Sprea. Grazie a una splendida giornata di sole, l’evento ha riscosso un grande successo:

• Convegno sul dolore: Sala gremita per “Il dolore nel III Millennio”, con gli applauditi interventi del Dott. L. Andreoli (tra Medicina Cinese e Integrata), della Dott.ssa Silvia Guarda (terapia del dolore convenzionale) e di Marina Viviani, che ha incantato il pubblico anche con una lezione pratica di yoga nel Giardino.

• Visite al Giardino: Nonostante la siccità, il Giardino delle Erbe ha registrato il tutto esaurito, mostrando la bellezza dei suoi frutti autunnali, tra cui mele, pere e i rari azzeruoli.

• Piazza in festa: Grande energia con la musica di Franco e forte affluenza tra i banchi del mercatino artigianale.

🌿L’erba del mese: VERBENA OFFICINALE

Nel Giardino di Sprea, oltre a due specie di Timo coltivato ( citriodorus e nytidus ) abbiamo anche il

Timo serpilloThymus serpillum, spontaneo , tipico di questa montagna, che molto basso

“serpeggia” sul lato est, riesce a vivere fin sul Carega. Ha le proprietà del Timo comune, ma è più

Diffusa in Lessinia e in tutta Europa fino a 1500 metri, la Verbena officinale (da non confondere con la Verbena odorosa o Erba Luigia) è ricca di tannini, sostanze amare, mucillagini, olio essenziale e acido salicilico. Un tempo considerata una vera e propria panacea, oggi è quasi scomparsa dall’erboristeria moderna italiana.

🌿Curiosità storiche e mitologiche

• Dedicata all’amore: Sia i Greci e i Romani (che la legavano ad Afrodite/Venere) sia i popoli Celti e Germanici (che la dedicavano a Freya) la usavano nei filtri d’amore. Nel mondo celtico era seconda per importanza solo al Vischio.

• L’Erba delle “conciaossi”: Nella tradizione popolare, le esperte nella cura di slogature, edemi e distorsioni la consideravano un elemento fondamentale per i loro rimedi.

🌿Ricette tradizionali

• Impacco di Santa Ildegarda di Bingen (per ulcere e gonfiori alla gola): Cuocere       la Verbena in acqua, spremere il liquido in eccesso e applicarla ancora       calda, avvolta in un panno di lino, sulle ulcere o sulla gola gonfia fino   a riduzione del sintomo.

• L’Impasto di Don L. Zocca, “el prete da Sprea” (per slogature e piedi gonfi): Utilizzata per risciacqui del cavo orale e sotto forma di       impiastro, mescolandola con chiara d’uovo, da applicare direttamente su distorsioni e gonfiori.

FRUTTI DIMENTICATI: Azzeruoli e Corniole

Azzeruolo (“pometo lazarin”)

• Inquadramento: Nonostante il nome dialettale veronese rimandi alle mele, appartiene al genere del Biancospino.

• Caratteristiche: Alberello che produce piccoli pomi gialli o rossicci dal sapore gradevole. Anche le bacche del comune biancospino, parente stretto dell’azzeruolo, sono commestibili e note localmente come marandele.

• Uso in cucina: Ottimo consumato fresco, ma ideale trasformato in marmellate d’altri tempi.

Marmellata di Azzeruoli:

Raccogliere i frutti maturi, farli bollire con acqua fino a ridurli in purea e passarli al setaccio per eliminare i noccioli duri. Riportare sul fuoco aggiungendo zucchero (circa 600g per kg di polpa) e un pizzico di cannella o vaniglia fino a raggiungere la densità desiderata, poi invasare a caldo.

Corniola

• Inquadramento: Bacca rosso vivo di un alberello arrivato dall’Europa orientale e dal Caucaso, oggi perfettamente ambientato nel Nord Italia e lungo gli Appennini.

• Caratteristiche: Il frutto ha una polpa acidula e allappante.

• Uso in cucina: Tradizionalmente impiegata per preparare deliziose confetture o per la macerazione del celebre liquore digestivo Corniolino.

Liquore Corniolino:

Mettere a macerare le corniole mature in alcool puro con buccia di limone, cannella e chiodi di garofano per circa 40 giorni. Unire poi uno sciroppo di acqua (o vino bianco secco) e zucchero, filtrare e imbottigliare.

Importante: La natura offre frutti meravigliosi, ma anche insidie. Molte bacche selvatiche sono altamente tossiche o velenose: evitare sempre la raccolta e il consumo senza una precisa e sicura conoscenza botanica!